L'esercito americano vuole intensificare la sua difesa antiaerea multistrato

In termini di difesa contraerea, i mezzi impiegati variano notevolmente a seconda delle risorse ma anche delle dottrine degli eserciti. Tuttavia, due grandi dottrine si sono affrontate dalla comparsa dei missili antiaerei a metà degli anni 50. La dottrina sovietica, applicata oggi dalla Russia ma anche dalla Cina, si basa su una difesa multistrato a 5 livelli, con capacità antibalistica ad altitudini molto elevate, rappresentata dall'S-300 PMU2 e da il nuovo S-500 in arrivo, una capacità antiaerea a lungo raggio e antibalistica a bassa quota (inf 50 km) rappresentata dall'S-400, una difesa a media quota e medio raggio attribuita ai sistemi Buk e al nuovo S-350, una difesa a corto raggio con il TOR e il Pantsir, e infine una difesa a bassissima gittata a bassa quota composta da missili antiaerei di fanteria e cannoni antiaerei. Questo approccio consente, in teoria, di opacizzare lo spazio aereo di fronte a un gran numero di minacce, anche di fronte a minacce di saturazione.

L'esercito americano, dal canto suo, si affida a una struttura a 3 livelli molto più leggera, costituita dal sistema antibalistico ad altissima quota THAAD, dal sistema antiaereo e antibalistico a lungo raggio Patriot e dai sistemi SHORAD. Short Range Air Defense) e MANPADS (MAN-Protable Air Defense System) per la protezione a brevissimo raggio, principalmente attorno al missile Stinger. Infatti, durante tutta la Guerra Fredda, e anche dopo, gli eserciti americani, e con essi quelli dei loro alleati, hanno ritenuto che la difesa aerea fosse principalmente responsabilità delle forze aeree e in particolare dei caccia, affidandosi per questo a velivoli ad alte prestazioni disponibili in quantità come l'F-15 e successivamente l'F-22. Il fatto è che durante le guerre del dopo Guerra Fredda, in particolare in Iraq e nell'ex Jugoslavia, la supremazia nei cieli dell'aviazione americana e dei suoi alleati era incontrastata, al punto che la difesa antiaerea sembrava, se non superflua, almeno notevolmente meno critico che per altri paesi.

Il sistema antiaereo a medio raggio BUK (qui un BUK M3) partecipa alla difesa antiaerea multistrato degli eserciti russi, ma anche degli eserciti ucraini.

Per la Russia, e in misura minore per la Cina, quest'ultima che si sforza di attuare una dottrina intermedia, la supremazia aerea non è infatti un prerequisito per l'azione militare, essendo la potenza di fuoco avanzata grazie all'artiglieria. La sua dottrina, infatti, non mira tanto a conquistare la supremazia aerea quanto a impedire all'avversario di farlo. Paradossalmente, l'applicazione di questa dottrina è stata dimostrata non dagli eserciti russi, ma dai loro oppositori ucraini, che fin dall'inizio del conflitto sono riusciti a impedire alle forze aeree russe, peraltro notevolmente più potenti, di impadronirsi della supremazia aerea su il territorio, basandosi quasi esclusivamente su sistemi di fabbricazione sovietica come l'S-300, il Buk e il Tor, e impiegando i caccia solo come ultima risorsa, tagliando le speculazioni sulla presunta inefficacia degli stessi sistemi antiaerei russi. Sono stati i successi ucraini a ispirare gli strateghi dell'esercito americano? Il fatto è che, nell'ambito del piano di bilancio 2023, ha chiesto stanziamenti al Congresso, proprio per creare un quarto strato nella sua difesa antiaerea, quello che oggi è fornito dal sistema Buk in Russia e in Ucraina, per contrastare minacce a medio raggio e media altitudine sulla base di Guam.


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