La nuova dottrina nordcoreana aumenta notevolmente il rischio nucleare nella penisola

La Corea del Nord è diventata, nel 2006, il nono paese a possedere armi nucleari, dopo l'esplosione della sua prima bomba atomica il 9 ottobre. Per Pyongyang si trattava quindi di rispondere alla minaccia percepita rappresentata dagli Stati Uniti e alle ripetute tensioni con il suo vicino sudcoreano, ma anche di alimentare in modo molto efficace la propaganda del regime nei confronti di una popolazione duramente colpita da decenni di estrema povertà. Inoltre, se il regime nordcoreano sapeva di poter contare su Pechino e Mosca durante la Guerra Fredda, il crollo sovietico nei primi anni '9 e il marcato riavvicinamento economico tra Cina e Occidente iniziato a metà del decennio precedente, convinse Kim Jong Il della necessità di dotarsi di un'arma del genere, anche a rischio di incrinare i rapporti con i suoi due alleati, che peraltro hanno approvato le numerose sanzioni decretate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Unite a seguito dei test nucleari nordcoreani.

Tuttavia, la dottrina nucleare nordcoreana sviluppata da Kim Jong Il era intesa soprattutto come difensiva, con due rigidi schemi di utilizzo: un attacco nucleare contro la Corea del Nord o un attacco convenzionale che prendesse di mira direttamente il regime ei suoi leader. In nessun momento in questa dottrina è stato menzionato, o addirittura preso in considerazione, l'uso di armi nucleari in prima intenzione. È vero che al di là degli aspetti politici, le armi nucleari in mano a Pyongyang erano allora molto voluminose, e il loro utilizzo non poteva essere concepito a livello tattico. Dall'arrivo di Kim Jong Un, figlio ed erede di Kim Jung Il, alla guida del Paese nel 2011, uno sforzo molto importante è stato intrapreso dal regime proprio per miniaturizzare le testate nucleari nordcoreane, ma anche per sviluppare nuovi vettori, che si tratti di missili balistici o missili da crociera, che sono molto più avanzati di quelli che sostituiscono. E infatti Pyongyang dispone ora di missili tattici in grado di trasportare testate nucleari più compatte, oltre che di nuovi missili intercontinentali oa cambio medio, modificando notevolmente gli equilibri di potere sulla penisola coreana, ma anche su tutto il teatro del Pacifico.

La Corea del Nord ha sviluppato negli ultimi anni missili balistici avanzati, come l'Hwasong-8, un missile antinave ipersonico presentato per la prima volta il 28 settembre 2021.

Allo stesso tempo, negli ultimi anni è emersa una nuova dottrina nelle parole del leader nordcoreano, ma anche in quelle della sorella e potenziale erede, Kim Yo-Jong, che prevede e teorizza l'uso di armi nucleari tattiche per colpire il La Corea del Sud, le sue forze armate e le sue infrastrutture, e questo in prima intenzione. In altre parole, Pyongyang ritiene ora legittimo e potenzialmente efficace utilizzare armi nucleari tattiche contro il vicino per assicurarsi una vittoria militare al fine, ad esempio, di riunificare la penisola, tanto più che il Paese dispone ora di missili balistici intercontinentali in grado di raggiungere gli Stati Uniti Uniti, un'arma sufficiente a tenere a bada Washington, i suoi eserciti e le sue forze nucleari, in tale ipotesi. Questa nuova configurazione rappresenta, per molti specialisti in materia, un contesto di tensioni estreme con rischi molto significativi che la soglia nucleare possa essere superata in Corea negli anni a venire.


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