L'acquisizione da parte dell'Iran dei Su-35 russi potrebbe incendiare il Medio Oriente

Sebbene l'intervento russo in Ucraina abbia cambiato profondamente la geopolitica europea e innescato una grave crisi energetica, la sua influenza sulla geopolitica globale è stata finora relativamente moderata. Col passare del tempo, alcuni paesi sembrano inclini a trarre vantaggio dal relativo isolamento della Russia su questa scena internazionale, a proprio vantaggio. È il caso della Corea del Nord, che nelle ultime settimane ha intensificato gli scambi con Mosca, in particolare offrendo manodopera disponibile ea bassissimo costo per sostenere lo sforzo bellico russo, in particolare per grandi opere, infrastrutture e necessità agricole. In cambio, Pyongyang intende che Mosca revochi il regime di sanzioni che ha colpito il Paese in seguito ai test nucleari del 2017 e allo sviluppo delle capacità balistiche nordcoreane, che ai loro tempi erano sostenute da Mosca. Se le autorità nordcoreane non hanno negoziato un contratto di armi con Mosca, almeno pubblicamente, un altro Paese soggetto a sanzioni internazionali sembra determinato a monetizzare proprio in quest'area il sostegno della Russia, l'Iran.

Dal dicembre 2006 e dal voto della risoluzione 1737 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Teheran è soggetta a severe sanzioni nel campo degli armamenti, mentre altre sanzioni internazionali, votate nell'ambito delle Nazioni Unite o annunciate unilateralmente, colpiscono il Paese e la sua economia, in particolare limitando le sue capacità di esportazione di idrocarburi e impedendo alle grandi aziende di stabilirsi nel paese. L'obiettivo di queste sanzioni è di indurre l'Iran ad abbandonare il suo programma nucleare militare. Il PIL iraniano, infatti, è sceso da quasi 600 miliardi di dollari nel 2012 a meno di 200 miliardi di dollari nel 2020, portando questo Paese, nonostante detenga il 15% delle riserve mondiali di petrolio, al 67° posto nel mondo in termini di PIL pro capite. Per quanto riguarda le forze armate iraniane, se dispongono di attrezzature di produzione locale ad alte prestazioni nel campo dei missili balistici o dei droni, implementano, per la maggior parte, retrofit di equipaggiamenti ereditati dall'era Sha, e vecchi di oltre 50 anni, come l'F4 Phantom II, l'F5 Tiger e l'F14 tomcat che ancora oggi costituiscono la punta di ferro della sua forza aerea.

L'Iran ha compiuto notevoli progressi nel campo dei missili, in particolare per quanto riguarda i missili balistici a corto e medio raggio

In occasione di una relativa normalizzazione dei rapporti tra Teheran e la comunità internazionale, tra il 1998 e il 2005, le autorità iraniane hanno acquisito alcuni equipaggiamenti più moderni, in particolare carri armati T-72, sistemi antiaerei Tor e sottomarini Buk oltre che Kilo da Russia, caccia J-7 cinesi e alcuni equipaggiamenti pakistani e persino europei. Tuttavia, mentre l'industria della difesa iraniana ha compiuto progressi significativi in ​​molti settori, tra cui la costruzione di armamenti, cantieri navali, missili e radar, i settori più impegnativi, come la progettazione di aerei da combattimento ad alte prestazioni, rimangono fuori portata. Non sorprende quindi che nel contesto attuale, ilIl capo di stato maggiore dell'aeronautica iraniana, il generale di brigata Hamid Vahedi, ha dichiarato la sua intenzione di acquisire caccia russi Su-35 per uso generale.


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